Libroaperto

Pubblico vs privato

La scadenza per l’invio dei documenti per l’accesso alla prova di idoneità per restauratori è stata prorogata al 30 giugno. Tiriamo il fiato ancora per qualche mese.
La prova è finalizzata alla creazione di un albo dei restauratori abilitati a lavorare con gli Enti Pubblici, su beni tutelati dallo Stato.

Lasciando da parte le polemiche, tante, suscitate dalle modalità di accesso all’albo (ne ho già parlato ampiamente nel post – Prova di idoneità per restauratori. Lo stato del restauro nel Bel Paese – 10 dicembre 2009), la questione mi suscita una riflessione.

Chi, per varie ragioni, non supererà la prova o non potrà conquistarsi nemmeno l’accesso (potrei essere fra questi…), sarà escluso per sempre dalla possibilità di lavorare per lo Stato. Potrà continuare ad esercitare la sua professione solo per committenze private, e comunque su beni non tutelati.
In questa spartizione si sottende una forte discriminazione.
I beni “privati” non hanno lo stesso pregio, lo stesso rilievo, lo stesso significato di “testimonianza materiale avente valore di civiltà” che definisce cosa sia bene culturale e cosa no.

Nel mio campo ne sono escluse per esempio tutte le bellissime prime edizioni del ‘900, (prodotti in serie, certamente, e dunque non manufatti unici, ma pezzi spesso rari e di grande bellezza…) che sono il mio “cavallo di battaglia”, in virtù del tipo di clienti che si rivolgono al mio laboratorio.

Ma è proprio vero che il restauro per privati, sia in qualche modo da considerarsi di serie B?
(ed i restauratori anche?)

Conosco librai e collezionisti che conservano selezionatissime raccolte con la cura che si rivolge ai bambini, che hanno competenze davvero impressionanti sulla storia, la produzione, la manifattura dei propri amatissimi beni.
Conosco anche biblioteche pubbliche, deputate alla conservazione, che custodiscono importanti fondi antichi, in cui i preziosi volumi giacciono in stato di semi-abbandono in magazzini sotterranei, per mancanza cronica di fondi o di competenze specifiche.
Raccolte restaurate qua e là con criteri diversi, da restauratori diversi, senza uniformità e perdonatemi, gusto estetico.

Già, perché mentre da un lato si punta ad un’ elite di restauratori d’eccellenza, dall’ altro siamo lo Stato che meno finanzia i propri restauri.

Le sinergie tra pubblico e privato si limitano alla ricerca di sponsorizzazioni per i restauri, che si concentrano evidentemente solo sui “grandi” restauri, quelli che richiamano il grande pubblico, che danno origine a eventi prestigiosi. La logica è sempre quella poi del ribasso, della scelta del preventivo più basso.

La manutenzione ordinaria, la conservazione, la prevenzione sono spesso del tutto trascurate.

Ecco perché, io che sono mediamente contraria alle privatizzazioni in genere, che ho forte e radicato  l’ideale di “cosa pubblica”, per una volta mi dico:
Privato? Sì, grazie.

24 April 2010 | Commenti: 2

2 commenti

  • 1 Francesca 6 May 2010 alle 16:33

    Purtroppo va considerato che in questo paese il concetto di “pubblico” equivale a cosa di tutti, quindi in sostanza “di nessuno”, tale da poter essere o brutalmente monetizzata (vendita di beni demaniali… in varia forma!) o dimenticata negli scantinati dei musei. Segnalo un fatto inquietante che riguarda uno stato straniero (il Vaticano!) e lo stato italiano che tanto bene piange miseria quando si tratta di restaurare beni pubblici: la Congregazione per Propaganda della Fede (quella cui era a capo il loro attuale pontefice) ha da poco ottenuto 5 milioni di euro (dico 5 milioni) per restaurare un suo palazzetto a piazza di Spagna a Roma da adibire a pinacoteca. Com’è che per loro trovano sempre i soldi?

  • 2 valentina 8 May 2010 alle 08:21

    Sì, avevo sentito, pare anche che il palazzetto sia stato restaurato ma della pinacoteca ancora nessuna traccia.Sigh!

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Laboratorio Di Restauro

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Si eseguono interventi di restauro su LIBRI ANTICHI e MODERNI, PERGAMENE, STAMPE, MANIFESTI PUBBLICITARI e CINEMATOGRAFICI, FUMETTI, CARTE GEOGRAFICHE, PAPIER PEINTS, OGGETTI DI CARTA (SCATOLE, PARAVENTI, VENTAGLI, etc.)

Il laboratorio si è specializzato nel restauro di LIBRI DEL NOVECENTO, (prime edizioni, libri rari ed esauriti) con particolare cura nel recupero e mantenimento della veste editoriale originale.
(Quante meravigliose edizioni in brossura andate perse perché sostituite da “prestigiose” legature…)

I materiali e le procedure utilizzate si attengono al capitolato tecnico dell’ ICPAL (Ist. Centr. per il Restauro e la Conservazione del Patrimonio Archivistico e Librario) secondo una logica puramente conservativa.

Valentina Ferri

 

Foto di Carlo Rotondo


Non c’è Vascello che eguagli un Libro
Per portarci in Terre lontane
Né Corsieri che eguaglino una Pagina
Di scalpitante Poesia –
E’ un Viaggio che anche il più povero può fare
Senza paura di Pedaggio –
Tanto frugale è il Carro
Che porta l’Anima dell’Uomo –
(Emily Dickinson)

Un libro è un insieme di fogli stampati o manoscritti delle stesse dimensioni cuciti insieme in un certo ordine e racchiusi da una copertina. Il libro è ancora oggi lo “strumento principe del sapere”.  [Wikipedia]

La mia passione per i libri mi porta, dopo una decennale esperienza di libreria, ad interessarmi di restauro del libro.
Nel 2003 mi certifico addetta alla conservazione di manufatti cartacei.
Collaboro diversi anni con laboratori di restauro libri, stampe e restauro cartaceo in genere.
Nel 2009 apro il mio laboratorio: Libroaperto.
La mia è una ditta individuale, aperta a collaborazioni e scambi con altri professionisti del settore.

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